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La giornalista Rai Paola Ferrari contro la chirurgia plastica a vent’anni: «Puntare solo sull’aspetto fisico è sbagliato. Così si fa il gioco degli uomini!»

In Breve


Paola Ferrari, volto storico del giornalismo sportivo Rai, ci racconta il suo rapporto con la bellezza e il suo pensiero sulle donne rifatte:

• La chirurgia plastica? È utile per correggere un difetto importante e per attenuare i segni del tempo ma sono contraria quando una donna ricorre al bisturi per essere più appetibile. Così si fa il gioco degli uomini. No ad un uso troppo precoce
• Ho avuto un tumore alla pelle e rischiavo una paralisi facciale. I miei interventi di chirurgia sono stati esclusivamente ricostruttivi, non di miglioramento
• Tutta questa importanza data alla bellezza sminuisce la propria professionalità. La fisicità non deve mai essere una priorità
• Il segreto del mio successo? Non sono una che improvvisa. Studio e leggo molto prima di andare in onda
• Per essere riconoscibili ed avere credibilità bisogna mantenere la propria specificità professionale. Interpretare più ruoli non funziona
• Oltre allo sport la mia grande passione è il canto. Peccato che sono stonata!
• Rimango una giornalista sportiva Rai ma tra un po’ vorrei smettere e dedicarmi alla produzione dei miei documentari

Prima donna a guidare 90° Minuto e la Domenica Sportiva, di cui detiene il record con ben nove edizioni. Ora insieme ad Alberto Rimedio conduce con grande successo il Magazine Champions League su Rai1. Lei è Paola Ferrari, la signora del pallone e volto storico del giornalismo sportivo del servizio pubblico. Ultimamente è balzata agli onori della cronaca per gli attacchi ai presunti ritocchi estetici della collega Diletta Leotta, secondo lei troppo giovane per andare dal chirurgo. D’altronde Paola non ha mai puntato sulla sua bellezza. In oltre trent’anni di onorata carriera, si è fatta apprezzare dal pubblico per la sua professionalità, al di là della sua avvenenza fisica.

Signora Ferrari, partendo dal polverone mediatico che si è alzato per le dichiarazioni su Diletta Leotta, mi spiega cosa pensa in generale della chirurgia estetica?

«Ho una visione molto aperta. La trovo particolarmente utile per correggere un difetto importante o per attenuare i segni del tempo, come ha fatto per esempio Eleonora Giorgi che ha ammesso di essersi fatta un lifting per mantenere la pelle elastica e giovane. Sono contraria ovviamente agli eccessi. Nel caso di Diletta Leotta mi ero permessa di fare una critica non alla persona ma al modo di interpretare la chirurgia estetica. È assurdo che una ragazza così giovane e già carina si rifaccia il sedere, il seno, le labbra, il naso. È un esempio deviante perché una donna deve rimane se stessa e non diventare una bambola gonfiabile, piena di silicone. Oltre alla bellezza bisogna contraddistinguersi per le proprie idee e il proprio carisma. Trovo sbagliato e diseducativo per le nuove generazioni quando sento che una donna ricorre al bisturi per essere più appetibile con un seno e un sedere più gonfio o addirittura quando ne abusa a tal punto da cambiare i connotati. La mia generazione non ci pensava neanche ad attrarre l’uomo con una fisicità più prorompente. Mi dispiace che siamo tornate indietro e non ci rendiamo conto che facciamo solo il gioco degli uomini così. Non è con la chirurgia che si vincono le proprie battaglie».

Lei è mai stata tentata dal ritocchino?

«Io ho avuto seri problemi di salute. Tempo fa mi hanno diagnosticato un cancro alla pelle, di quelli che ti mangiano tutto il viso. L’ho scoperto per caso. Un medico un giorno mi ha fatto notare che avevo qualcosa di strano sul volto. Io pensavo che fosse un brufolo ed invece poi è saltato fuori che era un tumore. Mi sono dovuta sottoporre ad una importante operazione di rimozione, per cui poi i miei interventi di chirurgia estetica sono stati esclusivamente ricostruttivi, non di miglioramento. Mi reputo molto fortunata perché rischiavo una paralisi facciale. Oggi ho una cicatrice che con il trucco non si vede ma ne vado orgogliosa perché mi ricorda quello che ho passato. Detto questo, se un domani dovessi correggere qualche difetto dato dall’età, non sarei contraria».

Oggi vige molto l'apparire e i giornalisti-conduttori non fanno eccezione. Cosa ne pensa di tutta questa importanza data alla bellezza?

«Sarò vecchia, ma il mostrarsi sempre sui social sminuisce la propria professionalità. La fisicità non deve venire prima di tutto. Pensi che al mio regista ho imposto di non fare panoramiche o piani all’americana pur avendo una quinta di seno. Dobbiamo essere padrone di casa competenti e credibili».

A proposito di donne, si è battuta molto affinché anche loro potessero occuparsi di sport e di calcio. Per lei è molto importante la parità di genere, non è vero?

«Assolutamente sì. Ho sempre combattuto per far emergere il ruolo della donna in un mondo che è sempre stato molto maschile. I tempi stanno cambiando e questo si vede anche dal grande successo di pubblico che sta riscuotendo il calcio femminile in tutto il mondo. Solo per fare un esempio in Spagna un mesetto fa, al Wanda Metropolitano, che poi sarà lo stadio che ospiterà la finale di Champions League, 60mila persone sono andate a vedere una partita di calcio femminile. In Italia siamo ancora un po’ indietro ma la Federcalcio con il presidente Gabriele Gravina sta facendo molto per promuoverlo. Piano piano anche le giornaliste sportive si stanno prendendo la loro scena. Ancora non c’è nessuna donna alla direzione di una testata sportiva ma ci stiamo lavorando e sono sicura che anche quello sarà un traguardo che taglieremo a breve».

Lei ha condotto sempre programmi di grande successo ed ha vinto diversi premi, tra cui quello Ussi-Coni come migliore giornalista sportiva. Qual è il suo segreto professionale?

«In tante stanno cercando di copiarmi negli ultimi anni ma va bene così, vuol dire che funziono! Credo che ognuno di noi debba avere una sua cifra. La mia è essere molto diretta con il pubblico, cercando di far trasparire le emozioni e quello che penso davvero. Poi sono convinta che sia importante prepararsi prima di andare in studio. Io non sono una che improvvisa. Prima di ogni puntata studio e leggo molto. Ci vuole disciplina nel lavoro. Devo anche dire che ho passato 15 anni in trasferta, sui campi di calcio, prima di arrivare alla conduzione e posso dire di avere una marcia in più per tutta questa gavetta che ho fatto».

C'è qualcuna delle giornaliste sportive attuali che vede come sua erede?

«È difficile dirlo perché ce ne sono tante brave. Ognuna ha la sua cifra ed è giusto che sia così. Quello che posso dire è che ho molta stima di Giorgia Cardinaletti che da anni conduce la Domenica Sportiva, di Ilaria D’Amico ed Anna Billò».

Lei piace molto al pubblico anche e soprattutto perché negli anni ha mantenuto il suo ruolo…

«Fino a qualche anno fa interpretare ruoli diversi poteva anche funzionare. Adesso con la televisione così spezzettata in tanti programmi diversi credo che avere una propria specificità ti renda più riconoscibile dal punto di vista professionale. Chi fa il giornalista sportivo o economico quello deve fare. Tante volte mi hanno proposto di fare altro ma ho sempre rifiutato, a parte qualche piccola digressione come la mia partecipazione a Ballando con le stelle e Le Spose di Costantino, ma sono una giornalista sportiva e tale voglio rimanere. Detto questo, una ballerina non può essere una vera inviata giornalistica e una showgirl non può condurre un programma di sport. Melissa Satta ad esempio dava una sua opinione a Tiki Taka e questo era liberissima di farlo, essendo stata per tanti anni la moglie di un calciatore. Belen Rodriguez invece faceva la showgirl a Balalaika, un programma che aveva più chiavi di lettura. Oltre alla parte più giornalistica c’era uno spazio d’intrattenimento e lei si occupava di quello. D’altronde cosa c’entra lei con il calcio? Non ci si improvvisa a condurre un programma sportivo, ci vogliono anni di esperienza, per amor del cielo!»

Oltre allo sport quali sono le sue grandi passioni?

«Mi piace molto cantare. Il problema è che sono stonata. I miei figli scappano quando lo faccio in casa, solo i cani mi ascoltano. Ecco, a me non interessa essere più bella, prorompente. Se esistesse un intervento chirurgico per migliorare la voce io farei quello perché vorrei saper cantare. Mi dà una energia pazzesca».

Lavorerebbe in altre reti?

«E come potrei? La Rai è stata tutta la mia vita. Ho cominciato nel ‘76 con Enzo Tortora che mi chiamò per Portobello e sono giornalista del servizio pubblico dal 1990. Sinceramente tra un po’ vorrei anche smettere ed occuparmi di altro, magari a tempo pieno dei documentari che produco e che spaziano dalla cronaca alla natura. Bisogna saper sviluppare anche altre qualità perché non si può stare sempre davanti alle telecamere. Fortunatamente non sono come tanti miei colleghi ossessionati dall’apparizione televisiva».


di Maria Lucia Panucci