Estetica Uomo

Brando Bertrand dallo spot di Idealista parla il modello con il fisico scultoreo

Dallo spot alla tv. Ecco i segreti di Brando Bertrand, il ragazzo “idealista” che ha spopolato per il suo lato b. «I miei muscoli? Sono frutto di tanta costanza e determinazione»

In Breve


Brando Bertrand, il modello dal fisico scultoreo che ha spopolato nella pubblicità di Idealista, ci racconta come è riuscito ad ottenere l’aspetto che oggi tanti gli invidiano…

• Non sono solo muscoli. Sono un ragazzo di contenuti che passa molto più tempo a leggere e a suonare il piano che in palestra
• Non amo chi giudica per l’apparenza. La chirurgia? Sono favorevole solo se viene usata per risolvere un difetto reale
• Quando ero adolescente ero brutto e troppo magro. Il fisico che ho oggi è frutto di tre anni di sacrifici. Solo se si è veramente motivati si possono raggiungere i risultati
• Mi alleno quasi tutti i giorni e seguo una dieta iperproteica. No a steroidi e prendo gli integratori proteici solo se strettamente necessario. In questi anni ho preso quasi 25 chili di massa muscolare
• Un reality? Ne ho già rifiutati due. Non amo essere legato ad un format

“Cosa le offro? Un caffè? Una centrifuga? …un succhino?” Nel celebre spot di Idealista un ragazzo dal fisico scolpito come quello di una statua greca arriva a trovarsi così a suo agio nell’appartamento che sta visitando da spogliarsi interamente per andare a fare una doccia e di ritorno chiede all’agente immobiliare se vuole qualcosa da bere. Lui è Brando Bertrand, ha 23 anni e di professione fa il modello. È uno dei personaggi più popolari sui social. Il suo profilo Instagram conta oltre 17mila follower dopo la popolarità raggiunta con il noto portale di annunci immobiliari e le ospitate tv a Pomeriggio 5 e C’è posta per te. Ma Brando non è solo muscoli e addominali scolpiti. È un ragazzo al terzo anno di Giurisprudenza che ama i classici e che passa molto più tempo a suonare il pianoforte che in palestra. La sua è una storia di riscatto, in cui da brutto anatroccolo, sempre all’ultima fila del banco, si è trasformato in cigno, anzi oserei direi in un sex symbol, amato e seguito anche da chi un tempo lo criticava.

Ci siamo fatti con lui una chiacchierata ed abbiamo scoperto un ragazzo bello fuori ma anche dentro…

Brando come hai vissuto e vivi tutt’ora il successo improvviso che ti ha regalato lo spot di Idealista?

«Era la prima volta che facevo un casting per una pubblicità e devo anche dire che raramente si diventa famosi per uno spot. Sono stato molto fortunato perché mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Detto questo, la notorietà la vivo molto bene, nel senso che sono la stessa persona di sempre. Non mi sono montato la testa, anche perché non sto recitando ad Hollywood!»

Ti dà fastidio essere arrivato al successo solo per i tuoi muscoli?

«Assolutamente no. Non penso che sia una condanna essere fisico. È semplicemente un modo come un altro per farsi conoscere al grande pubblico. Se una persona apprezza il mio aspetto a me fa solo piacere, poi è chiaro che deve saper andare oltre, perché io sono anche tanto altro. Non voglio essere considerato il solito palestrato che pensa solamente a come farsi i bicipiti. Sono un ragazzo con un contenuto da dare: ho passato molto più tempo a leggere e a suonare il pianoforte che in palestra e voglio che questo emerga, perché fa parte di me».

A proposito di bellezza, tanti tuoi coetanei ricorrono molto precocemente alla chirurgia estetica per avere una chance in più per sfondare nel mondo dello spettacolo. Cosa ne pensi tu di questo?

«Il periodo storico che stiamo vivendo è dominato dai social e i modelli che ci vengono propinati sono perfetti da un punto di vista estetico. Non mi sento di giudicare questo perché è così e basta. Quello che posso dire è che non condivido il fatto che una persona venga criticata negativamente solo perché magari ha qualche chilo in più o è molto bassa di statura. C’è chi nasce oggettivamente bello e chi oggettivamente brutto. Su questo si può fare poco. Una persona può migliorarsi ma fino ad un certo punto. Nessuno ha colpa dei propri difetti e attaccare qualcuno solo per questo lo trovo molto superficiale. Il mondo contemporaneo, con i suoi giudizi continui, non ti permette di accettarti per quello che sei e la chirurgia plastica è diventata molto spesso un mezzo per raggiungere i canoni estetici imposti dalla società. Questo non lo condivido, così come sono contrario quando sento dire che una si è rifatta il seno perché voleva sfondare nel mondo dello spettacolo. Sono motivi futili e si rischia di entrare in un circolo vizioso che ti porta a ritoccarti continuamente perché ti vedi sempre dei difetti che magari non esistono. Però se una persona ha un forte disagio estetico o ha fatto un incidente che gli ha deturpato la faccia, perché non dovrebbe ricorrere alla chirurgia?»

Alla tua età ti darebbe fastidio se la tua ragazza fosse rifatta?

«Mi interesserebbe capire il perché ha deciso di ricorrere al bisturi. Se dietro c’è una storia di sofferenza e forte disagio allora non mi dà fastidio, altrimenti, se le motivazioni sono superficiali, è un altro discorso. Prima di tutto devo capire e conoscere bene quello che c’è dietro, perché non sono una persona che si ferma alle apparenze. Comunque ci tengo a dire una cosa: odio giudicare le persone, lo trovo inutile. Passiamo così tanto tempo a criticare gli altri, mentre lo potremmo impiegare per realizzare i nostri progetti. È energia buttata, che non torna indietro. Tendo a dare giudizi solo quando possono essere costruttivi per me e per gli altri, anche perché ricordiamoci che potremmo esserci noi al posto di chi tanto disprezziamo…»

Noi ora ti vediamo con questo fisico così possente ma in realtà da adolescente eri magrolino…

«Sì da piccolo non mi piacevo affatto, ero lo sfigato della classe. Mi ero reso conto che stavo incarnando il prototipo del pensatore, tipico della sinistra sessantottina. Volevo sganciarmi da quel ruolo, perché ero convinto di poter essere un intellettuale palestrato. Non me ne fregava nulla di andare controcorrente. Il fisico che ho oggi l’ho costruito perché ero incazzato, in quanto ho avuto una adolescenza in cui mi vedevo brutto e mi facevo schifo. A tutti quelli che mi seguono sui social vorrei dire che solo se si è veramente motivati si possono raggiungere i propri obiettivi. Ci vuole molta costanza e forza di volontà».

Come sei riuscito ad ottenere il fisico che hai oggi? Quali consigli possiamo dare a chi ci legge?

«Sono assolutamente naturale e non ho mai fatto uso di steroidi. La mia parola d’ordine è dedizione. C’ho messo infatti tre anni ad ottenere l’aspetto che ho ora allenandomi tutti i giorni, tranne la domenica, e seguendo a tavola regole rigide. La mia è una dieta iperproteica per mettere massa muscolare, non per togliere grasso, fatta di carne, vegetali e frutta. Prendo anche gli integratori in polvere ma solo in casi eccezionali, quando non posso mangiare il petto di pollo o la bresaola. In questi anni ho preso quasi 25 chili di massa muscolare».

Un reality lo faresti?

«Ad oggi ne ho già rifiutati due perché non erano nelle mie corde. Di norma preferisco che il mio nome non sia legato ad un format. Se però mi dovesse arrivare in futuro una proposta che mi piace potrei anche accettare».

Come vedi il tuo futuro professionale?

«Non ho una idea precisa di quello che farò. Adesso quello che posso dirti è che mi piace molto il mondo dei social perché mi sento libero di essere me stesso e posso portare i miei contenuti, i miei messaggi e i miei valori. Infatti faccio sempre delle stories in cui chiedo ai miei follower di farmi delle domande in modo da poter interagire con loro ed esprimere il mio pensiero. Detto questo, adoro recitare, anche se non ho mai fatto una scuola. Mi piacciono i film etici, quelli in cui si raccontano storie di rivalsa. Ho molto a cuore questo tema, perché è la mia vita: sono partito dietro a tutti, ero l’ultimo della classe ed oggi sono considerato un sex symbol. Non ho mai avuto spirito competitivo, sia chiaro. C’ero solo io, l’obiettivo ed in mezzo il percorso da fare, intorno nulla e nessuno».


di Maria Lucia Panucci