Estetica uomo

Chirurgia estetica dei genitali maschili, quando l’intimità è condizionata

Uomo. Aumentare le dimensioni con la Chirurgia Intima

Il dr. Giorgio Giovannelli esegue interventi di chirurgia intima maschile a Roma. In questa intervista spiega in cosa consiste l’intervento, perché si ricorre alla chirurgia intima e a chi è consigliata.
In breve
  • La Chirurgia Intima Maschile riguarda l’aumento della lunghezza e/o del diametro del pene
  • È un intervento che non comporta rischi
  • La funzionalità erettile non viene compromessa in seguito all’intervento
Dr. Giorgio Giovannelli

“Le dimensioni contano” non è solo una frase su cui si è giocato con film e canzoni ma una preoccupazione maschile che si perde nella notte dei tempi. Dalla pittura vascolare etrusca e greca ai talk show di oggi, il chiodo fisso resta e molti uomini pensano che la fertilità sia un problema legato alle dimensioni. È davvero così? Le dimensioni riguardano sono l’estetica o incidono sulla funzionalità del pene? Ne abbiamo parlato con il dr. Giorgio Giovannelli, chirurgo plastico specialista in chirurgia intima maschile, per sfatare alcuni miti e conoscere le reali motivazioni che spingono un uomo verso un intervento ai genitali.

Dottore, a proposito di questa branca della chirurgia plastica che cosa ci racconta? Come mai adesso è molto in voga?
“La chirurgia estetica dei genitali costituisce una branca relativamente recente della chirurgia plastica e riguarda sia uomini che donne. Parlando della chirurgia intima maschile che, tra le due, è la più giovane, bisogna specificare le cause per cui molti uomini si rivolgono a noi chirurghi. In genere si tratta di problemi estetici, spesso causati dalla cosiddetta “sindrome dello spogliatoio”, ovvero il sentirsi meno dotati rispetto ad altri. Questa problematica nasce dal fatto che, se un tempo l’uomo appariva virile nell’aspetto prevalentemente per la quantità di muscoli esibiti, adesso i termini di confronto prendono in esame anche i genitali. Un altro fattore da non sottovalutare è rappresentato da un ruolo sempre più dominante della donna, cosa che spaventa molti uomini che, per sentirsi “all’altezza”, decidono di ricorrere ad un intervento di modifica dei genitali”.

Per far fronte ad un’ansia da prestazione?
Sì. L’ansia da prestazione in passato era dovuta all’impotenza mentre oggi è generata anche dal timore che le dimensioni non siano adeguate”.

Facendo una valutazione clinica, è possibile che un intervento di allungamento del pene risolva un problema fisico reale? E, parlando di dimensione, fino a che misura è accettabile?
L’accettabile è sempre qualcosa di soggettivo. Se una persona non si accetta con le sue dimensioni è chiaro che va alla ricerca di qualcosa in più. Una dimensione standard media può essere dai 14 cm in su, al di sotto si ha uno sviluppo un po' scarso. La tecnica dell’allungamento del pene consiste nella resezione del legamento venereo che tiene attaccato il pene al pube. Andando a tagliare questo legamento si ha una fuoriuscita dei corpi cavernosi e quindi del pene stesso di un minimo di 3 cm fino ad un massimo di 5 cm. All’allungamento può essere abbinato anche un allargamento ottenuto con lipofilling, ovvero l’infiltrazione di grasso prelevato da altre sedi corporee del paziente”.

Ci sono dei rischi?
Non da un punto di vista funzionale. Esteticamente si ha un vantaggio notevole e la cicatrice, posizionata nella zona sopra-pubica, si nasconde con facilità. L’unico inconveniente è che in condizione di pre-intervento il pene è attaccato al pube dal legamento che viene reciso causando una minor stabilità di posizione. La funzionalità erettile rimane inalterata, così come la capacità di raggiungere l’orgasmo, quindi le prestazioni normali non vengono modificate. Il “rischio”, se così si può definire, è che, data la minore stabilità, il pene tenda ad oscillare verso destra e sinistra”.

Quanto ancora questo argomento è tabù?
“La presenza del Vaticano in Italia rende tabù ogni argomento correlato al sesso, nonostante ciò la richiesta di interventi di chirurgia intima tende ad aumentare. Rispetto a chi si rivolge al medico per altri problemi, il paziente interessato alla chirurgia intima è più reticente e difficilmente è accompagnato da qualcuno, come se volesse tenere la questione per sé”.

In qualità di medico, si è mai trovato a parlarne con delle donne? Cosa pensano loro delle dimensioni?
“In genere le donne dicono che le dimensioni non contano e in larga parte è vero. Loro non amano l’eccesso. Questo intervento è consigliato a chi ha un problema di sviluppo non a chi volesse raggiungere dimensioni da primato”. Possiamo dunque affermare che una donna sia più interessata alla qualità che alla quantità? “Assolutamente sì.”

Oggigiorno l’accesso ai video erotici è facilitato e coinvolge tutte le fasce d’età. Uno studio recente ha rilevato un consumo crescente di Viagra tra i giovani, cosa ne pensa?
“Il Viagra è usato molto dai giovani ma senza una finalità logica. Questi sono medicinali che hanno il loro effetto solo se c’è una reale impotenza. Il ragazzo giovane che lo prende solo per aumentare le sue prestazioni non ottiene alcun beneficio. È convinto di prendere qualcosa che lo aiuti, e si sente più carico, riuscendo così ad avere una prestazione maggiore. È solo una questione psicologica senza alcun effetto fisico reale”.

Che età hanno gli uomini che si rivolgono al chirurgo per modificare le dimensioni del pene?
“La fascia d’età è medio-bassa: va dai 23 ai 45 anni. Il motivo è forse legato al maggior numero di rapporti, maggior possibilità di cambiare partner e di mettersi più in gioco. Nel momento in cui si arriva ai 50 anni e si è sposati, sarebbe illogico andare a cercare un ingrossamento del pene, servirebbe solo a far venire qualche dubbio alla partner”.


di Teresa Peccerillo

Guarda la scheda medico del dr. Giorgio Giovannelli