La Medicina Estetica non è Marketing
La Medicina Estetica non è Marketing Il Codice Etico di Agora 2025 denuncia il Black Friday apparso in rete ribadendo i contorni del volto autentico della professione a tutela del paziente.
L’anno che sta per chiudersi ha evidenziato in maniera preoccupante come la Medicina Estetica sia divenuta sinonimo di Marketing a discapito dell’etica e della tutela del paziente. A “denunciarlo” questa volta è il Codice Etico di Agorà 2025 (Una delle principali società scientifiche di riferimento per la Medicina Estetica fondata nel 1984) al riguardo del Black Friday apparso in rete con l’immagine di una siringa in una beauty box accanto a un rossetto, una gift card con l’ago disegnato come fosse un mascara e la scritta “promo da paura”. Filler trattati come bitcoin, surreale soltanto immaginare la medicina estetica concepita come una criptovaluta. Dietro alla confezione con una siringa c’è un atto medico, non un semplice accessorio di bellezza.
Più volte su queste pagine abbiamo messo in evidenza il fenomeno degli sconti con particolare riferimento al turismo sanitario low cost e di certo non potevamo esimerci nell'evidenziare quanto anche in ambito pubblicitario si è costretti ad assistere all'accentuarsi di dinamiche pericolosissime per i pazienti.
In Italia, nel 2025, il giro d’affari del Black Friday ha superato 4,2 miliardi di euro, con una spesa media di 250–280 euro a persona (dato complessivo che include tutti i settori del retail online/offline, non la sola medicina estetica; fonte: Ipsos). Anche le cliniche, come evidenzia Agorà, propongono pacchetti Black Friday con sconti fino al 50% innescando quel fenomeno sul quale tanto ci stiamo battendo relativo alla diffusione virale che spinge gli influencer a spacciare la salute come un articolo in offerta.
Unanimi le reazioni dell’intero comparto nel sottolineare come le immagini apparse indicano non soltanto la banalizzazione dell’atto medico ridotto a contenuto lifestyle, ma siano responsabili dell’acquisto impulsivo che oscura il valore clinico e diagnostico. La salute non è un articolo in offerta speciale da acquistare come il pane (non smetteremo mai di ribadirlo). Non bisognerebbe mai dimenticare che in Medicina estetica anche il più piccolo atto è medicina a tutti gli effetti, che richiede conoscenza anatomica, materiali certificati e consenso informato. Iniettare è un atto clinico e non cosmetico.
Il Responsabile dell’ufficio legale di Agorà, Claudio Plebani, ha tenuto a ribadire che «Il prezzo non misura la competenza. Ciò che conta non è quanto costa l’ago, ma chi lo tiene in mano. Le promozioni aggressive e le collaborazioni via social rischiano di banalizzare l’atto medico. La Medicina Estetica deve rimanere ancorata all’etica. Al riguardo del Black Friday in Medicina Estetica nei Paesi europei la situazione è tutt’altro che uniforme.
La Francia è a oggi l’unico Paese ad aver tradotto l’etica in legge: la Loi n° 2023-451 du 9 juin 2023 vieta espressamente agli influencer la promozione di atti estetici con rischi per la salute, prevedendo sanzioni fino a due anni di reclusione e 300 mila euro di multa. Il Regno Unito sta introducendo una licenza obbligatoria per i trattamenti non chirurgici e un sistema di certificazione per chi effettua o pubblicizza iniezioni estetiche.
In Italia, la Legge 145/2018, l’articolo 56 del Codice di Deontologia Medica e l’articolo 6 del D.L. 69/2023 vietano le comunicazioni “attrattive e suggestive” per gli atti sanitari, ma non contemplano ancora un divieto esplicito per gli influencer che sponsorizzano procedure estetiche.
Oltre i confini europei, la regolamentazione cambia ancora. Negli Stati Uniti, il Black Friday della medicina estetica è una realtà consolidata, ma le offerte sono sottoposte al controllo della Federal Trade Commission (FTC) e della Food & Drug Administration (FDA): occorre dichiarare partnership commerciali, evitare claim ingannevoli e garantire supervisione medica e tracciabilità dei prodotti. In India, il mercato estetico cresce rapidamente ma il quadro normativo resta frammentato: l’Advertising Standards Council of India (ASCI) impone la trasparenza nelle sponsorizzazioni, mentre il Drugs and Cosmetics Act (1940) regola solo i prodotti, non la comunicazione digitale (fonte: Economic Times India).
Nei Paesi del Golfo, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, la promozione di trattamenti medici è ammessa solo previa licenza della Dubai Health Authority (DHA) o della Saudi Food & Drug Authority (SFDA); i post social ritenuti fuorvianti possono essere sanzionati (fonte: CMS Law Guide 2025). Insomma, nella medicina estetica il Black Friday esiste in tutto il mondo, ma la sua tolleranza legale varia.
L’Obiettivo di Agorà-Amiest è promuovere una medicina estetica fondata su scienza, etica e responsabilità condivisa. Per un futuro in cui anche la comunicazione torni a essere una forma di cura.
Nel mondo e in Europa: come cambia la regolamentazione? Nei Paesi europei la situazione è tutt’altro che uniforme. La Francia è a oggi l’unico Paese ad aver tradotto l’etica in legge: la Loi n° 2023-451 du 9 juin 2023 vieta espressamente agli influencer la promozione di atti estetici con rischi per la salute, prevedendo sanzioni fino a due anni di reclusione e 300 mila euro di multa. Il Regno Unito sta introducendo una licenza obbligatoria per i trattamenti non chirurgici e un sistema di certificazione per chi effettua o pubblicizza iniezioni estetiche.
In Italia, la Legge 145/2018, l’articolo 56 del Codice di Deontologia Medica e l’articolo 6 del D.L. 69/2023 vietano le comunicazioni “attrattive e suggestive” per gli atti sanitari, ma non contemplano ancora un divieto esplicito per gli influencer che sponsorizzano procedure estetiche.
Oltre i confini europei, la regolamentazione cambia ancora. Negli Stati Uniti, il Black Friday della medicina estetica è una realtà consolidata, ma le offerte sono sottoposte al controllo della Federal Trade Commission (FTC) e della Food & Drug Administration (FDA): occorre dichiarare partnership commerciali, evitare claim ingannevoli e garantire supervisione medica e tracciabilità dei prodotti. In India, il mercato estetico cresce rapidamente ma il quadro normativo resta frammentato: l’Advertising Standards Council of India (ASCI) impone la trasparenza nelle sponsorizzazioni, mentre il Drugs and Cosmetics Act (1940) regola solo i prodotti, non la comunicazione digitale (fonte: Economic Times India).
Nei Paesi del Golfo, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, la promozione di trattamenti medici è ammessa solo previa licenza della Dubai Health Authority (DHA) o della Saudi Food & Drug Authority (SFDA); i post social ritenuti fuorvianti possono essere sanzionati (fonte: CMS Law Guide 2025). Insomma, nella medicina estetica il Black Friday esiste in tutto il mondo, ma la sua tolleranza legale varia.
Il nuovo Codice Etico Agorà-Amiest 2025: una risposta culturale e professionale
Proprio per colmare questo vuoto regolatorio, Agorà presenta il nuovo Codice Etico 2025, redatto dai legali della Società insieme al professor Antonio Gioacchino Spagnolo, docente di Bioetica e Direttore del Centro di Ricerca in Bioetica Clinica e Medical Humanities dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Il documento, declinato in 29 articoli, contiene una sezione dedicata ai soci e una che introduce Norme Etiche Universali, pensate per tutti i medici estetici. «È un vero e proprio patto di fiducia tra scienza, comunicazione e rispetto della persona» dice Plebani.
L’articolo 4 mette al centro il diritto alla salute e la priorità degli interessi del paziente, riaffermando che la medicina estetica è prima di tutto un atto di cura. Ogni trattamento deve essere preceduto da una visita accurata, da una diagnosi personalizzata e da un consenso informato consapevole. Il medico deve valutare non solo la fattibilità tecnica, ma anche la proporzionalità e l’impatto psicologico dell’intervento, evitando promesse di risultati garantiti.
«La medicina estetica, come tutta la medicina, deve partire dal principio ippocratico del “primum non nocere”» e cioè la prima attenzione nei confronti dei pazienti è non procurare loro un danno nel momento in cui si effettua un intervento. È un’attenzione questa che richiama il valore del rispetto della integrità del corpo come bene fondamentale della persona. Questo richiama l’impegno etico del medico estetico ad acquisire la competenza necessaria per operare secondo i protocolli validati e frutto dell’attività di ricerca che contribuisce alla sicurezza dei pazienti e al progresso della professione» dichiara il professor Spagnolo.
L’articolo 14, invece, disciplina la comunicazione sanitaria: i messaggi devono essere chiari, scientifici e funzionali al bene salute. Sono vietate espressioni suggestive o formule emozionali che creino urgenza (“solo oggi”, “ultimo posto”) e l’uso di immagini dei pazienti senza consenso esplicito. La comunicazione medica deve informare, non persuadere, restituendo trasparenza su prodotti, rischi e setting clinico.
Il nuovo Codice Etico 2025 non è solo un insieme di regole, ma una dichiarazione di valori: mette al centro la persona, la trasparenza della comunicazione e la responsabilità del medico in ogni fase del percorso estetico. È un invito alla comunità professionale a considerare la cura come linguaggio etico, anche quando si traduce in comunicazione.
«La sicurezza non è in saldo – afferma Magda Belmontesi, dermatologa e vicepresidente di Agorà –. La vera bellezza nasce dal rispetto del corpo, della competenza e del tempo del paziente. Dietro ogni trattamento c’è una relazione di fiducia, e nessuno sconto può sostituirla».
Con questo spirito, Agorà prosegue il percorso di sensibilizzazione avviato nel 2024 con la campagna “La qualità non si svende. Neanche per il Black Friday”, che aveva acceso un confronto nazionale sulla sicurezza e la professionalità nel settore medico estetico.
Il 2025 segna un passaggio: dalla corsa al prezzo alla cura della relazione. Così Agorà-Amiest riafferma la propria missione: promuovere una medicina estetica fondata su scienza, etica e responsabilità condivisa. Per un futuro in cui anche la comunicazione torni a essere una forma di cura.
