Ivana Spagna 1954

Ivana Spagna 1954

Ivana Spagna e la sua rinascita con 1954: «Invecchiare è un privilegio e non una colpa. Ho ancora tanto da fare. Sogni nel cassetto? Ballare e recitare!»

• Ivana Spagna e 1954: c’ho messo 10 anni per produrre questo nuovo album. C’è Ivana al 100%. Non canto solo le canzoni scritte da me ma anche quelle di altri autori
• 1954 è la mia data di nascita. Per me invecchiare è un privilegio e non una colpa. Le donne a 60 anni hanno ancora tanto da dire
• Cerco di mantenermi sempre attiva ed in forma con il vogatore, lo step ed il tapis roulant. A tavola faccio sacrifici. Mi piacciono le verdure e prendo tante vitamine
• Ivana Spagna e la chirurgia plastica: il primo intervento a 16 anni per rifarmi il naso. Poi ho fatto un lifting al viso e quattro/cinque anni fa mi facevo le iniezioni di acido ialuronico da sola. Ora basta. Ho paura di morire sotto ai ferri
• I talent? Ti danno una popolarità gigantesca ma per rimanere sempre sulla cresta dell’onda servono gavetta e professionalità
• Sogni nel cassetto? Ballare e recitare!

 

Con i suoi brani pop e melodici ha scalato le classifiche, diventando una delle cantanti più amate a livello internazionale. Ivana Spagna è una icona degli anni 80 e 90 che ancora oggi riempie gli stadi di tutto il mondo. Canta in italiano e in inglese ed in entrambi i casi il successo è assicurato. Celebre è l’interpretazione italiana di Ivana Spagna di Circle of life, colonna sonora de Il Re Leone, scritta da Elton John. Partecipa cinque volte come concorrente al Festival di Sanremo. La prima volta nel 1995 si classifica al terzo posto con il brano Gente come noi e l’anno successivo grazie al disco Lupi Solitari ottiene il doppio disco di Platino. In totale Ivana Spagna ha pubblicato 18 album, l’ultimo 1954 a fine 2019, un inno alla sua carriera di cantante, in cui l’artista si mette completamente a nudo rivelando finalmente e senza paure la sua vera età anagrafica.

Ivana Spagna è del 16 dicembre 1954. È una donna ancora molto energica, che ha tanto da dare e da dire. L’abbiamo intervistata e ci siamo fatti raccontare la sua vita tra musica, bellezza e sogni nel cassetto…

Ivana, 10 anni per realizzare un nuovo album. Com’è nato 1954?

«Avevo da tanto tempo una voglia matta di tornare a fare qualcosa di nuovo ma c’era un deterrente. 11 anni fa ho lasciato un’etichetta importante, la Sony Music perché volevo cantare in inglese. Ho seguito il mio desiderio ma mi è costato caro perché mi sono ritrovata senza una multinazionale alle spalle e questo mi ha impedito di fare un disco. Non avevo una casa discografica forte che me lo producesse e soprattutto che si occupasse della distribuzione. Se le canzoni che crei non arrivano alla gente è come non averle mai realizzate, almeno io la penso così. Quando scrivo cose nuove ho bisogno dell’interazione con il pubblico, di capire se riesco a suscitare emozioni. Per fare un nuovo album mi sarei quindi dovuta autoprodurre e la cosa sarebbe stata molto ardua. Per questo ho sempre rimandato occupandomi di altro, facendo serate e scrivendo libri. Un giorno poi mi ricordo che ero seduta al pianoforte ed ho cominciato a comporre qualcosa che mi piacque a tal punto da convincermi a produrre da sola un album. Ho chiamato mio fratello Teo e gli ho chiesto di darmi una mano con gli arrangiamenti. Non è facile autoprodursi, soprattutto di questi tempi. Fortunatamente la mia popolarità mi ha aiutato ma ti confesso che questa è stata l’impresa più ardua della mia carriera…»

Come descriverebbe 1954?

«C’è Ivana al 100%. Non ho tentato di copiare i suoni del momento ma ho riproposto il mio mondo musicale. Poi, dato che ero io a produrre l’album, sono voluta entrare anche in mondi diversi cantando per la prima volta testi di altri autori. Di solito ciò che canto lo compongo anche, ma in questo caso ho voluto fare anche l’interprete. Nella ricerca degli autori mi ha aiutato il mio manager, l’avvocato Ugo Cerruti. Ha sparso la voce e mi sono arrivati sotto mano tanti brani. Quelli che mi hanno colpito di più sono finiti nel disco. Ecco, questo album è all’insegna delle emozioni».

A proposito di emozioni, c’è una canzone che tra tutte ha più nel cuore?

«In realtà ce ne sono due. La prima è Nessuno è come te ed è la canzone da cui è nato tutto l’album. È il brano di cui ti parlavo prima, che ho composto al pianoforte e che mi ha entusiasmato a tal punto da convincermi a produrre da sola il disco. L’altra è di Luca Chiaravalli, Prigioniera nel tuo nido».

1954 è la sua data di nascita. Come mai questo titolo?

«Ci sono due ragioni importanti. La prima è che per me invecchiare è un privilegio. Ogni giorno che mi viene concesso per stare vicino ai miei gatti, che per me sono come figli, o per aiutare chi ne ha bisogno, è un regalo. La seconda è che, rivelando la mia età, mi sono tolta un dente grande come una casa. Per me è stato un trauma arrivare ai 60 anni. Passata l’asticella ho cominciato a viverla più serenamente ma non nego che quando sentivo che le persone per strada mi davano qualche anno in meno ero contenta e stavo zitta. Poi mi sono detta che non era una colpa invecchiare, anzi una fortuna, perché c’è tanta gente che muore giovane. E così ho rivelato di essere del dicembre 1954. Da allora mi sento più sollevata, era diventata una ossessione. Purtroppo oggi molte donne dopo i 60 anni vengono accantonate, invece non è vero, non siamo da buttar via, possiamo fare ancora tante cose! A me è venuto in mente di fare un nuovo album a 63 anni. Ha raggiunto anche il quarto posto nelle classifiche, accanto a tutti i nomi del momento, da Emma ad Ultimo a Mengoni. È stato un piccolo miracolo…»

Qual è oggi il suo rapporto con lo specchio?

«Mi dà fastidio l’idea che con il passare del tempo non avrò più le forze per fare certe cose. Per questo cerco di tenermi in forma il più possibile e di ritardare questo processo. Faccio ginnastica tutte le mattine a casa, prima con il vogatore, poi utilizzo lo step e finisco con il tapis roulant. Spesso faccio anche gli squat per tenere su tutto il mio armamento che sennò cade! Questo mi serve anche per la mia carriera perché quando mi esibisco su un palcoscenico se sono apposto con me stessa mi sento più a mio agio anche di fronte alla gente. Inoltre sto attenta all’alimentazione. Mangio bene e faccio sacrifici. Ho la fortuna che mi viene l’acquolina in bocca quando vedo le verdure, non i dolci. Forse in un’altra vita ero o un gatto o una capra… Prendo anche tante vitamine che secondo me funzionano più delle creme. C’ho sempre tenuto, è un dovere che sento soprattutto nei mie confronti. Non penso che mi lascerò mai andare…»

 

Lei non ha mai nascosto di aver fatto uso della chirurgia plastica. Addirittura il primo intervento a 16 anni. Come mai così presto?

«Intanto ti dico che in televisione la maggior parte sono rifatte e lo negano. Non è un delitto ammetterlo. Io ho esagerato perché quattro/cinque anni fa mi facevo le iniezioni di acido ialuronico da sola. Mi volevo vedere bella pienotta. Poi ho smesso e sono tornata ad avere la mia faccia di sempre. Io sono a favore della chirurgia, soprattutto se ti aiuta a stare meglio con te stessa. Quando ero una ragazzina avevo un naso che si deformava per via di una botta che avevo preso. Mi creava un disagio enorme. Uscivo a prendere il gelato con le mie cuginette e stavo in un angolo perché mi vergognavo. Per questo l’ho rifatto, per risolvere un grande complesso che avevo. Quando le persone però esagerano, la prendono come un gioco, allora lì non mi piace. Dopo l’intervento al naso ho fatto 15 anni fa un lifting al viso e poi basta. Adesso dovrei rifarmi tutta, ma non ci penso nemmeno. Mi è venuta paura di morire sotto i ferri. Se non ci penso io ai miei gatti chi lo fa?»

Dopo Music Farm si metterebbe oggi in gioco in un altro tipo di reality?

«Non potrei mai. Mi sarebbe piaciuto partecipare a Ballando con le stelle perché ho sempre desiderato imparare a danzare ma se sto lontana da casa tanto tempo chi si prende cura dei mie gatti? È un sacrificio perché avrei realizzato un sogno ma le mie creature vengono prima di tutto!»

Cosa mi dice invece dei talent musicali? Servono veramente per sfondare nel mondo della musica?

«Secondo me per avere una carriera duratura, perché di questo si tratta, ci vuole tanta gavetta e sincerità nel modo di porsi nei confronti del pubblico. La cosa bella dei talent è la vetrina che offrono ai tanti giovani emergenti. Alcuni riescono ad andare avanti, altri rimangono meteore e magari dopo un anno di grande popolarità escono di scena. La vita non è un colpo di fortuna e basta, occorre tanta professionalità per fare questo lavoro. La gavetta ti insegna ad apprezzare le cose belle, perché frutto di tanto sudore, e che quando si ricevono le batoste bisogna incassare ed andare avanti. Un mestiere come il mio si fa per passione non per diventare famosi. Ben vengano i talent ma a volte combinano dei guai con le persone perché portano alle stelle ragazzi che non sanno gestire il successo, che non hanno la maturità giusta e per questo si bruciano».

Un sogno nel cassetto di Ivana Spagna?

«Se devo essere sincera mi sarebbe sempre piaciuto, oltre che ballare, anche recitare in un film. Se arrivasse una proposta accetterei qualsiasi ruolo, sarebbe una bella sfida!»