Intervista a Serena Iansiti - Infoestetica Magazine

Intervista a Serena Iansiti

Intervista a Serena Iansiti

Serena Iansiti: “La bellezza come armonia e il cinema sinonimo di italianità”

 

In breve

  • Gli esordi

  • I miei maestri

  • La chirurgia estetica

  • Il ruolo dei social

  • Il cinema italiano all’estero

  • Con chi vorrei lavorare

  • Progetti futuri


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È sinonimo di italianità l’incontro con Serena Iansiti, attrice napoletana che sin da subito si mostra in tutta la sua “veracità”. Dagli esordi teatrali al successo televisivo – da Squadra Antimafia al Commissario Ricciardi, fino alla terza stagione di Un Passo dal Cielo – Serena si racconta come artista poliedrica e donna autentica, fedele a un vissuto in cui verità e spontaneità sono le fondamenta.

Nel corso della conversazione, definisce la bellezza come armonia: un equilibrio che oggi si è trasformato in omologazione, dove le nuove generazioni faticano a riconoscersi. I social diventano specchi deformanti, e la chirurgia estetica, sebbene utile in caso di disagio, rischia di ridurre l’individuo a una vetrina continua, un’esposizione permanente a canoni imposti.

L’Italia, secondo Serena, è ancora capace di scoprire talenti, ma spesso li svende in nome della popolarità misurata a colpi di follower. Non manca un’analisi lucida su come il nostro cinema, pur carico di valore, fatichi a essere compreso fuori dai confini nazionali, eccezion fatta per casi come Io Capitano di Garrone. Intanto, l’attrice è impegnata su più fronti, tra cui la quarta stagione di Makari e una trasmissione televisiva in fase di preparazione.


D: Come nasce la tua carriera artistica?
R: È nata quando ero bambina. Ho sempre avuto un carattere molto fantasioso, e recitare mi è sempre piaciuto. Ho cominciato con corsi di teatro, poi sono entrata al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Subito dopo è iniziato il mio percorso televisivo, a partire da Squadra Antimafia.


D: Quali sono stati i tuoi maestri più importanti?
R: Ce ne sono stati tanti. Potrei citare Alessandro D’Alatri, Dario Manfredini… ma in fondo ogni persona che incontri nella vita ti lascia qualcosa che ti illumina.


D: Se dovessi definire la bellezza?
R: La bellezza, per me, è armonia in tutte le sue declinazioni. È sapersi accettare, stare bene con se stessi, nonostante le difficoltà. Dopo i 30 anni, la bellezza si mantiene soprattutto con uno stile di vita sano: quello vale più di qualsiasi bisturi.


D: Sei a favore della chirurgia estetica?
R: Non sono né a favore né contraria. Non l’ho mai praticata, ma credo sia giusto che esista, soprattutto in presenza di problemi che condizionano la vita sociale. Quando si ricorre troppo alla chirurgia, però, si rischia di diventare tutti uguali. E si perdono i difetti, che sono fondamentali. Nel mio lavoro, ad esempio, le rughe d’espressione sono importanti, non si possono stravolgere. Mi è capitato in passato che mi proponessero qualche intervento per adeguarmi a un ruolo, ma ho sempre rifiutato.


D: Viviamo in una società che tende a omologare la bellezza. Cosa pensi delle nuove generazioni che ricorrono alla chirurgia estetica?
R: Posso capire l’uso dei filtri in un film, ma è diverso nella vita reale. I ragazzi oggi vivono un’epoca piena di insicurezze. Il bisogno di sentirsi accettati li porta spesso a voler somigliare agli altri. Ma il vero obiettivo dovrebbe essere costruire la propria personalità, non annullarla. I social sono molto pericolosi da questo punto di vista: una vetrina continua dove devi “mostrare” qualcosa. È un confronto costante con qualcosa che, in fondo, non esiste davvero. Hanno solo amplificato dinamiche che però sono sempre esistite.


D: Dove ti senti più a tuo agio nel lavoro?
R: A teatro, sicuramente. Il rapporto con il pubblico è ogni volta diverso. Ma mi trovo molto bene anche davanti alla macchina da presa.


D: Cosa pensi dei talent in Italia?
R: Oggi la situazione è molto diversa rispetto al passato: i partecipanti sono molto più preparati. Alcuni dei più grandi cantanti italiani di oggi provengono dai talent. Però c’è sempre il rischio di seguire la massa. E purtroppo spesso si guarda più al numero di follower che al valore artistico.


D: C’è un regista con cui ti piacerebbe lavorare?
R: Mi piacerebbe lavorare con tanti registi, da Garrone a Virzì. Non ho problemi con i ruoli: ogni interpretazione è per me una sfida.


D: Perché secondo te il cinema italiano fatica ad avere riconoscimenti agli Oscar?
R: Nonostante tutto, siamo riusciti a ottenere una candidatura con Io Capitano di Garrone. Se guardiamo alla storia, i film italiani che sono stati apprezzati all’estero sono quelli che raccontano il nostro modo di vivere. L’“italianità”, chiamiamola così. L’importante è continuare a raccontare.


D: Progetti futuri?
R: Sta andando in onda la terza stagione di Un Passo dal Cielo. Sto lavorando alla quarta stagione di Makari e ci sono anche altri progetti, tra cui una trasmissione televisiva che non posso ancora svelare.