Intervista a Francesca Del Fa: “Ronconi maestro di vita e la bellezza come spontaneità”
In breve
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Ronconi e il teatro, fulcro della mia carriera
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Il Paradiso delle Signore e la televisione
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La bellezza come spontaneità
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La chirurgia estetica solo se curativa
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Nuovi talenti e carenza di strumenti
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Con chi vorrei lavorare
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Progetti futuri

Abbiamo incontrato Francesca Del Fa, protagonista della serie Il Paradiso delle Signore. È indubbio definirla uno di quei rari esempi di talento nato da quella scuola italiana che, dal Piccolo Teatro di Milano, ha dato luce a eccellenze che raramente rivendicano un’appartenenza completa a quel mondo.
Dagli esordi con Ronconi – figura che ha profondamente segnato il suo percorso – Francesca sottolinea quanto, in un contesto dominato dai follower, sia oggi più che mai urgente un ritorno alle maestranze, alla formazione autentica. L’artificio e l’omologazione riflettono una realtà distorta, non solo nel mondo della recitazione, ma anche in quello della bellezza: non più espressione di spontaneità, bensì prodotto di un meccanismo che ha trasformato l’estetica in una moda dell’apparire.
Una bellezza, secondo l’attrice, che ha senso solo se legata al miglioramento della propria qualità di vita, in presenza di un reale disagio. Oggi però ci ritroviamo imprigionati in un’ossessione per il perfezionismo da cui sembra impossibile sottrarsi.
“Mi auguro di tornare presto a teatro – confessa – magari essere chiamata un giorno da Sorrentino o da Woody Allen, o ancora riuscire a firmare una mia regia... sognare non costa nulla.”
D: Come nasce la tua carriera artistica? Quali sono stati gli snodi principali?
R: Ho sempre fatto teatro. Alcuni amici stavano partecipando a un provino al Piccolo di Milano, li ho seguiti, ho fatto il provino anch’io e l’ho superato. Così ho lasciato Giurisprudenza ed è iniziato tutto. Sono stati tre anni intensi, poi mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a lavorare in televisione, fino ad arrivare a Il Paradiso delle Signore, che è tutt’ora l’esperienza più intensa della mia carriera.
D: Se dovessi indicare un mentore o dei maestri nel tuo percorso?
R: Sicuramente Ronconi. Noi in Accademia siamo stati una generazione fortunata: abbiamo conosciuto i grandi maestri del teatro di regia, che oggi purtroppo non ci sono più. La sua era una personalità impressionante. E poi tutti gli insegnamenti ricevuti in Accademia: sono stati fondamentali.
D: Se dovessi definire la bellezza?
R: Per me la bellezza è spontaneità, purezza. È il sorriso di una persona che arriva in modo naturale. La bellezza autentica è priva di artifici.
D: Oggi assistiamo a una forte omologazione della bellezza, anche a causa dei social. Cosa pensi delle nuove generazioni che usano filtri per apparire diverse da come sono?
R: È una distorsione della realtà, senza dubbio. Ci accorgiamo sempre più che quella che chiamiamo “perfezione” in realtà non esiste. Tante ragazzine, già a 18 anni, si rivolgono al chirurgo estetico per cambiare il loro aspetto. Questo è figlio di una tecnologia che non sappiamo usare o che gestiamo male. Siamo bombardati da immagini e da una percezione falsata. Ecco il risultato.
D: Cosa pensi della chirurgia estetica?
R: Se si ha un vero disagio con il proprio corpo, allora la chirurgia può essere giusta. Se qualcosa ti impedisce di vivere serenamente, è sacrosanto intervenire. Ma quando diventa una moda, lì si sfocia nella distorsione. E questo è preoccupante.
D: A proposito di spettacolo: cosa pensi dei talent e dei reality?
R: Oggi è tutto più mescolato. C’è meno attenzione all’arte, si guarda più a chi ha un certo richiamo sui social. È tutto molto ibrido: si partecipa a un talent, si può emergere, è un’opportunità in più. Ma chi ha studiato, chi ha una vera formazione, passa in secondo piano. Nei provini, in questo periodo storico, passa chi ha più visibilità prima ancora del talento. È un meccanismo legato sempre al ritorno economico.
D: Qual è il registro recitativo che senti più tuo?
R: Il teatro è la mia casa. Ma anche cinema e televisione mi affascinano: li trovo più intimi, più veri in questo momento. Lavorare al cinema significa mettersi a nudo davanti alla macchina da presa, che cattura ogni sfumatura, ogni attimo. E questo mi piace molto.
D: C’è un regista con cui ti piacerebbe lavorare?
R: Ho sempre amato Woody Allen. Per quanto riguarda l’Italia, Sorrentino su tutti. Il suo ultimo film mi ha davvero toccato.
D: Progetti futuri?
R: Una vacanza! (ride) Tornerò nella prossima stagione de Il Paradiso delle Signore. E poi ho in cantiere l’idea di scrivere e dirigere qualcosa di mio. Mi auguro di riuscirci.
