Il fascino del Castello Muscettola: storia, Bellezza ancestrale e leggende - Infoestetica Magazine

Il fascino del Castello Muscettola: storia, Bellezza ancestrale e leggende

Il fascino del Castello Muscettola: storia, Bellezza ancestrale e leggende

 

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IN BREVE:

  • Divulgare la storia e l’arte, la virtù dei pochi

  • Il parallelismo con gli amanuensi

  • L’encomiabile lavoro del Dott. Antonio Palumbo: dal romanzo storico al racconto dei Muscettola

  • La collocazione e i riferimenti storici del Castello Muscettola

  • Il lavoro del Dott. Antonio Palumbo

  • La leggenda del fantasma

  • Conclusioni 

 

Gli occhi di un bambino scrutano la realtà con curiosa fantasia. La bramosia di conoscere aspetti, sfaccettature e dettagli del mondo a cui appartiene è sinonimo di sete di conoscenza che si traduce in momenti di condivisione, riflessione e ascolto di quanto gli viene insegnato e tramandato.

Una virtù rara che ha contraddistinto la gioventù di pochi giovani ragazzi che, seppur vivendo la loro spensierata età, son divenuti promotori e divulgatori d’una storia a cui, anche un briciolo della nostra vita, appartiene. Personalità importanti che ci hanno concesso e permesso di essere testimoni dei loro racconti, i quali sono simbolo di un encomiabile lavoro che, similmente, potrebbe essere paragonato alla minuziosa e raffinata arte degli amanuensi che trascrivevano gli antichi testi e, in egual modo, questi studiosi ci illustrano le vite passate di taluni esponenti e personalità importanti della storia, aprendo al mondo quello scrigno prezioso ricco di tesori custoditi nei loro cuori e nelle loro menti.

In codesto contesto, illustriamo e annoveriamo la figura del Dott. Antonio Palumbo, già scrittore del romanzo storico ‘Angelica De Jourdan’, il quale ha raccontato e svelato alcuni aneddoti sulla principessa francese e sulla famiglia Muscettola.

Castello Muscettola: collocazione e riferimenti storici

Il Castello Muscettola è una tipica struttura architettonica che svetta già in lontananza, un’opera imponente che evidenzia la sua mole in funzione della costruzione della fortezza stessa.

La sua collocazione accentua la Bellezza di un piccolo paesino considerato uno dei fiori all’occhiello della provincia ionica, conferendo una rilevante valenza storico-artistica racchiusa tra i cardi e i decumani del centro storico. 

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Il Castello Muscettola sorge sopra una sorta di terreno collinare divenendo punto più alto della cittadina e della costa Jonica, luogo in cui era possibile scorgere l’immensa vastità paesaggistica limitrofa (ma non solo). Un palazzo fortificato che racchiude diverse contaminazioni artistiche e architettoniche deducibili dal trionfo stilistico delle sue forme che incorniciano il simbolico e reale potere feudale delle nobili famiglie che ivi vi hanno dimorato.

La base del palazzo è di forma quadrangolare, sulla quale si sviluppano due piani che racchiudono, al loro interno, un’ampia corte (anch’essa dalla simile forma) contornata da una serie uniforme di logge che si affacciano alla suddetta in modo elegante e raffinato. Al primo piano una serie di arcate a tutto sesto corredano il loggiato dal quale è possibile accedere ad alcune stanze nobiliari del Castello, raggiungibili dallo scalone monumentale che permette di raggiungere il piano nobile.

La possente torre quadrata (con base appartenente all’epoca romana) che emerge dallo spigolo nord-est della monumentale opera architettonica, rappresenta, con grande certezza, la parte più antica dell’intero palazzo. La suddetta venne edificata come elemento di difesa del casale, la quale tende ancora a conservare alcuni elementi architettonici riconducibili all’epoca normanno-sveva e riscontrabili nella sua base; mentre, la sopraelevazione del mastio sarebbe da ricondurre alla fine del XIV secolo. Codesti componenti divengono sinonimo di vanto che inorgoglisce la comunità cittadina, in quanto illustrerebbero pienamente le influenze e il crocevia dei popoli e dei ‘sovrani’ che ivi hanno dimorato lasciando impressa la loro orma. Ovviamente, non tutto è riconducibile alla sua ancestrale costruzione, in quanto i principi Muscettola decisero, poi, di apportare alcune modifiche verso la fine del XVII secolo, dopo il terremoto del 1727. Codeste migliorie vennero considerate come ‘definitive’, tant’è che riuscirono a ‘plasmare’ il palazzo fortificato ridisegnandolo come palazzo residenza al quale annoverarono anche una terrazza belvedere e una piccola chiesa con matroneo annessa all’interno del Castello stesso (edificata all’interno e dove vi accedeva solo la famiglia nobiliare e servitù di fiducia).

Dall’esterno, per rimanendo all’interno della zona circostante il Castello, delimitata da mura di cinta e racchiusa da un paio di cancelli, si può facilmente intravedere la forma semicircolare che testimonierebbe la presenza dell’abside nella parte retrostante l’altare della chiesa.

Purtroppo, le dovute e opportune ristrutturazioni e ricostruzioni apportate conseguentemente al terribile terremoto del 19 febbraio 1727, hanno cercato di riprodurre l’essenza architettonica e storica del palazzo monumentale, sebbene alcuni dettagli ed elementi ancestrali sono andati perduti nel corso del tempo. Difatti, è ancora possibile denotare la presenza dell’antica pavimentazione all’interno delle stanze che conducono verso la chiesetta interna; ma, anche, la timida presenza di un affresco ove è possibile osservare la riproduzione di due colonne che presentano il capitello fregiato da una decorazione ornamentale e le sottostanti colonne decorate con dei motivi lungo la loro tondeggiante e fresca linea verticale. Così come la presenza di alcuni piccoli spazi aperti e verdi che risaltano l’elemento naturale che adorna il Castello, oltre a una lussuosa balconata situata al primo piano ove, un tempo, i nobili si intrattenevano (almeno una volta a settimana) in feste con nobili e possidenti, mentre i parapetti erano sormontati da una pregiata serie di statue (ormai, andate perdute) e di cui possiamo osservarne solo il piedistallo presente dove le stesse erano collocate.

L’encomiabile lavoro del Prof. Antonio Palumbo

L’amore profuso dalla cara bisnonna, la curiosità d’un giovincello in cerca di risposte hanno contraddistinto l’animo gentile dello scrittore Antonio Palumbo che, con grande volontà e caparbietà, ha deciso di studiare e approfondire la storia dei nobili che hanno vissuto nel Castello. Un lavoro meticoloso e certosino che gli ha permesso di scoprire nuove sfaccettature rese fruibili a tutti.

La leggenda del fantasma

Come abbiamo potuto appurare e comprendere, il Castello Muscettola è il simbolo del potere feudale leporanese e delle nobili famiglie che si sono succedute a partire dal XIV secolo (Antiglietta e Bellotto nel 1396) sino a giungere all’avvento dei principi Muscettola nel 1618 (la nobile famiglia di patrizi napoletani che sarà proprietaria del palazzo sino alla metà del XIX secolo).

Nonostante la denominazione e la configurazione del Castello siano da attribuire ai principi Muscettola, il castello presenta delle origini ben più profonde e radicate nel tempo, proprio come quelle trame in pietra che impreziosiscono la cinta muraria la cui esistenza è documentata già dal 1577 e, della quale, si presume che possa essere ancora più antica.

Lo splendido ‘Principal Palazzo’ ha visto diversi cambiamenti dettati dalla ristrutturazione e dall’ampliamento degli stessi ambienti che hanno permesso di annoverare (come dianzi accennato nei precedenti paragrafetti) l’ammaliante terrazza, la chiesetta con il matroneo (riservato solo alla famiglia principesca) e la suggestiva torre merlata alla quale è possibile accedere attraverso una scalinata piuttosto stretta e, alla cui sommità, si può facilmente rimanere estasiati grazie alla presenza di una serie di scorci meravigliosi donati da ogni angolo e da un panorama mozzafiato sul mare Jonio.

Ma la storia non è soltanto la Bellezza delle narrazioni, dell’architettura del palazzo, degli affreschi, dei molteplici elementi artistici che un tempo ravvivavano il Castello; bensì anche facoltà di comprendere la vita di costoro che ivi hanno abitato, sebbene a tutto questo occorrerebbe aggiungere l’immaginazione oltre l’evidenza. Dunque, il loggiato, la scalinata ‘reale’, il pozzo e tutte le leggende che ruotano attorno al Castello.

Tra queste vi è, senza dubbio, la leggenda del fantasma tramandata nel corso dell’ultimo secolo e che è riuscita ad affascinare non solo i residenti, ma anche turisti, viandanti e abitanti della provincia ionica (e non solo).

Si narra che, numerose persone, abbiano visto ombre e poi udito taluni rumori che echeggiavano dall’interno del palazzo. Differente la natura di questi ultimi, poiché diversi tra loro, ma riconducibili, secondo leggenda popolare, al fantasma del Castello. 

Questi racconti hanno trovato risposta nel corso degli anni, in quanto venivano tramandati ai bambini per incutere solo ‘timore’ qualora commettessero qualche marachella o per non farli avvicinare al palazzo quando calavano le tenebre. Rumori di picconate, imposte che cigolavano, vetri che tremavano, passi, suoni sibillini sono solo alcuni dei ‘rumori’ ricorrenti raccontati dagli avi del loco che, durante le loro narrazioni, riuscivano a creare quell’alone di mistero e paura che, seppur con grande spavento, accresceva la curiosità dei piccoli esploratori desiderosi di scoprirne di più. E, infine, la visione del fantasma, di quella Donna eterea che vagava tra le stanze del Castello (il suo Castello), la quale veniva indicata come un candido spirito velato data la sua trasparenza ultraterrena, probabilmente frutto dell’immaginazione e della luce della luna che si materializzava sul pulviscolo in sospensione, si cui in passato ne era ricco il fatiscente Castello.

Esistono foto che immortalano ‘fantasmi’ che qualcuno ha paragonato a quanto visto a Leporano.

Ovviamente, dietro una fotografia c’è un profondo simbolismo e una spiegazione logica che cattura l’osservatore e il visitatore tra le pagine di una storia tutta da leggere e approfondire in prima persona.

 

‘Il peso del mondo è amore. Sotto il fardello della solitudine, sotto il fardello della insoddisfazione, il peso, il peso che trasportiamo, è amore’, Allen Ginsberg.