Chirurgia Plastica

La chirurgia plastica a carico dello Stato.
L’intervista al dr. Paolo Fioramonti

In Breve


Il dottor Paolo Fioramonti del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Umberto I di Roma ci ha spiegato quali sono gli interventi estetici mutuabili e come un paziente si deve comportare quando va in ospedale:

• Sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale tutti gli interventi estetici funzionali, cioè quelli svolti su persone che presentano inestetismi causati da patologie o malformazioni congenite
• È mutuabile la chirurgia oncologica-ricostruttiva del seno e della cute, la chirurgia post bariatrica e post traumatica, eseguita in conseguenza di incidenti
• Ecco l’iter da seguire: si prenota la visita tramite il Centro Unico di Prenotazione e se il problema estetico è anche funzionale si esegue l’intervento in ospedale, altrimenti si va da un privato
• I pazienti devono pagare un ticket per ogni controllo post operatorio. Solo quelli oncologici hanno diritto all’esenzione
• Il medico che lavora in ospedale può svolgere qualsiasi intervento di chirurgia plastica a pagamento: se è in regime intramoenia deve usare le strutture ospedaliere fuori dal suo orario di lavoro oppure cliniche convenzionate; se è in regime extramoenia pratica la sua attività nel suo studio privato lontano dal turno in ospedale
• Il reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Umberto I è specializzato nelle ferite difficili, cioè le ulcere cutanee

Il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione dei cittadini una serie di trattamenti ed interventi gratuiti volti a migliorare l'aspetto fisico del paziente. Per poter usufruire di questo servizio devono sussistere particolari condizioni. Vediamo quali sono insieme al dottor Paolo Fioramonti del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Umberto I di Roma.

Dottore, in base a quale criterio viene stabilito se un intervento di chirurgia plastica è mutuabile?

«Noi medici non possiamo eseguire in ospedale la chirurgia estetica, possiamo fare solo ciò che è funzionale e in alcuni casi gli interventi sono sia funzionali sia estetici. Per intenderci, gli interventi con fini puramente estetici non sono mutuabili. Lo sono quelli svolti su persone che presentano inestetismi causati da patologie o malformazioni congenite. Mi spiego meglio. Un’addominoplastica è un intervento puramente estetico ed in ospedale non si può fare, a meno che il paziente non sia stato sottoposto prima ad un intervento di chirurgia bariatrica e conseguentemente abbia perso molto peso. Nell’ultimo anno ho operato moltissime persone che si erano sottoposte ad un intervento di chirurgia bariatrica, erano dimagrite 30, 40 o addirittura 80 chili e si sono ritrovate con molta pelle in eccesso. In questi casi gli interventi alle braccia, alle gambe, alla pancia si possono svolgere in ospedale e sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale».

Entrando nello specifico, quali sono gli interventi estetici mutuabili?

«Viene fatta in ospedale la chirurgia oncologica-ricostruttiva del seno e della cute. In questi casi viene affrontata una fase demolitiva, per asportare il tumore al paziente, e poi segue un’altra ricostruttiva che è anche estetica perché si cerca di donare alla persona il miglior aspetto possibile. Poi abbiamo la chirurgia post bariatrica e post traumatica, eseguita in conseguenza di incidenti che portano danni seri a livello degli arti o del tronco e che necessitano di una ricostruzione estetica».

Qual è la procedura, l’iter da seguire per fare un intervento in ospedale?

«Si prenota la visita tramite il CUP- Centro Unico di Prenotazione e poi si valuta il problema. Se è funzionale e può essere eseguito in ospedale si fissa l’intervento, altrimenti si spiega al paziente che, trattandosi di un disagio meramente estetico, non è a carico del SSN e quindi può rivolgersi solo ad un privato. Se una donna non ha nessun problema al seno ma vuole solo aumentarlo, si tratta di una semplice mastoplastica additiva ed è anche inutile che venga in ospedale a chiedere informazioni. Diverso il caso di una mastoplastica riduttiva. Se una donna ha un’ottava di reggiseno, viene in ospedale con un certificato ortopedico che attesta un problema alla colonna causato da questa taglia ingombrante, allora non è più una questione meramente estetica ma diventa un problema funzionale che si può risolvere in ospedale. Se una signora ha semplicemente un décolleté grosso e vuole ridurlo, allora il discorso cambia».

Dopo l’intervento in ospedale il paziente ha diritto a dei controlli gratuiti?

«Ha diritto a ricevere tutti i controlli necessari ma comunque deve pagare i ticket per ogni visita. Si tratta di spese minime: 20, 30, 40 euro massimo. Siamo noi medici a stabilire quanti controlli fare e a quale distanza di tempo dall’intervento. Diverso il caso di pazienti oncologici. Loro hanno diritto all’esenzione, quindi per gli interventi post-oncologici ed i relativi controlli non pagano nulla».

Posso fare in ospedale un intervento di chirurgia estetica pagando?

«Dipende. Noi medici che lavoriamo in ospedale siamo sottoposti a regime intramoenia o extramoenia. In quest’ultimo caso, il professionista può operare il paziente nel suo studio privato fuori dal turno ospedaliero. Chi invece lavora in intramoenia ha un rapporto esclusivo con l’ospedale per cui il medico, lontano dal suo normale orario di lavoro, può utilizzare le strutture dell'ospedale a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa tramite il cosiddetto CUP ALPI (attività libero professionale intramuraria). Il problema purtroppo è che alcuni ospedali non sono adeguatamente attrezzati. Per esempio io sono sottoposto ad un regime di intramoenia, devo fare le visite in ospedale ma poi se devo fare degli interventi più importanti, siccome il Policlinico Umberto I non ha spazi adeguati, devo rivolgermi a cliniche convenzionate».

Quali sono gli interventi che svolgete di più in ospedale?

«Per quanto riguarda la chirurgia plastica c’è una chirurgia minore ed una maggiore. Rientrano nel primo caso tutti gli interventi che si fanno in anestesia locale e sono più che altro tumori cutanei. Si parla di 10, 12 interventi al giorno che durano al massimo mezz’ora ciascuno. Per quanto riguarda invece gli interventi maggiori, svolti in anestesia generale, se ne fanno massimo un paio, perché sono più complessi e durano molto di più. La fascia di età di chi si rivolge all’ospedale è medio-alta. Poi dipende, perché i tumori della pelle sono caratteristici dell’età senile ma se parliamo di carcinoma mammario l’età si può anche abbassare ai 40/50 anni. Per quanto riguarda invece la chirurgia post bariatrica ho anche pazienti di 30 anni».

Il reparto di Chirurgia plastica del Policlinico Umberto I tratta anche le ferite difficili. Di cosa si tratta?

«Le ferite difficili sono le ulcere cutanee. Ogni ferita dovrebbe guarire nell’arco di due/tre settimane. Purtroppo in alcuni casi avvengono delle complicazioni e si formano le ulcere. Quelle più comuni sono da pressione e si formano quando i pazienti sono allettati. Pensi che per creare un’ulcera da pressione basta stare su un lettino duro in modo sbagliato per tre/quattro ore. Ci possono volere invece mesi e a volte anche anni per farle guarire. Ci sono poi altri tipi di ulcere, quelle su base venosa, arteriosa, diabetica. Noi lavoriamo tantissimo in consulenza, cioè ci chiamano da tutti i reparti per risolvere questo tipo di problematiche».

In base a quali criteri una persona sceglie di farsi operare in ospedale invece che in una struttura privata se l’intervento che deve fare non è mutuabile?

«Oggi i canali per scegliere il medico sono due: la pubblicità ed il passaparola. Chi lavora solo privatamente sfrutta molto i social, le interviste sulle riviste per farsi conoscere. Il medico dell’ospedale invece non ha molto tempo da dedicare alla sua immagine ma opera tantissime persone al giorno che poi possono parlare bene di lui ad un amico, un parente. C’è anche un discorso di differenze di costi perché chi lavora in intramoenia all’interno dell’ospedale, senza rivolgersi a strutture convenzionate, può offrire prezzi più competitivi e convenienti. Il problema è che non tutti gli ospedali possono garantire questi servizi per mancanza di spazio e quindi rivolgersi a cliniche convenzionate significa spendere gli stessi soldi di quando una persona va direttamente da un privato».


di Maria Lucia Panucci