Chirurgia Plastica

Rinoplastica Ostia – prof. Andrea Garelli

In Breve


Intervista al prof. Andrea Garelli rinoplastica Ostia. L’intervento al naso è molto richiesto ma spesso il motivo che spinge il paziente non riguarda problematiche reali. La moda, lo spirito di emulazione e molto altro hanno determinato un aumento della richiesta di interventi di rinoplastica.

• La rinoplastica risolve problemi estetici e funzionali del naso
• È una tecnica chirurgica che può essere eseguita secondo procedure diverse
• La rinoplastica da selfie è un fenomeno recente condizionato dai social
• Una foto molto ravvicinata può far emergere difetti che, in realtà, non ci sono
• La dismorfofobia spinge molte persone a rivolgersi alla chirurgia plastica

Prof. Andrea Garelli


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Sul piano puramente estetico, la rinoplastica trova un rivale nel rinofiller. Cosa ne pensa?
“Anche sul piano estetico, la distanza tra rinoplastica e rinofiller è abissale. Il rinofiller consiste nel rimodellamento del dorso e della punta nasale tramite l’infiltrazione di acido ialuronico, quindi mascherando dei difetti attraverso l’aumento delle dimensioni del naso. Ciò significa che laddove sia necessario ridurre i volumi, non sarebbe opportuno ricorrere a questa tecnica.
La rinoplastica, poi, dà risultati permanenti mentre le infiltrazioni di acido ialuronico di cui si serve il rinofiller danno effetti temporanei”.

Quali sono le motivazioni che spingono, di solito, una persona a ricorrere alla rinoplastica?
“Difetti estetici o funzionali che incidono sulla vita del paziente in modo negativo. Il naso è il primo elemento del viso a cui si fa caso guardando una persona. Il cambiamento che consegue ad una rinoplastica è radicale. Compito del chirurgo è operare nel rispetto delle dimensioni e proporzioni del volto tenendo conto di occhi, naso, zigomi, bocca. Ridare armonia al viso è lo scopo principe dell’intervento”.

È corretto dire che la chirurgia estetica sia sempre più orientata ad ottenere risultati più naturali guardando all’armonia delle forme nel loro complesso, diversamente da quanto si faceva in passato?
“Sicuramente sì. Un risultato naturale è quello che non è subito visibile perché non stravolge il viso ma migliora o modifica un difetto che non fa stare a proprio agio la persona nei rapporti sociali, lavorativi, familiari, affettivi”.

Quali sono le difficoltà che può incontrare un chirurgo riguardo le richieste avanzate da un paziente? Nella mastoplastica per esempio si parla di pazienti che affermano di conoscere tutto sull’intervento o che richiedono protesi specifiche dopo averle viste su amiche e conoscenti. Ci sono situazioni analoghe nell’ambito della rinoplastica?
“Certo. La dismorfofobia oggi è un problema abbastanza diffuso. Alcuni scelgono di ricorrere alla rinoplastica attribuendo al difetto le colpe più disparate, ad esempio la mancata promozione sul lavoro, il non riuscire a conquistare il partner ecc... È evidente che il vero problema non è il naso e che qualsiasi intervento non basterà a risolvere tali mancanze. Un paziente di questo tipo non sarà mai soddisfatto dell’intervento e in questi casi la professionalità del chirurgo impone un’analisi attenta delle motivazioni a monte e, se necessario, il rifiuto di eseguire l’intervento”.

Di recente si è parlato tantissimo di rinoplastica da selfie perché statisticamente pare che siano aumentate le richieste di interventi al naso dovute al fatto che facendosi le foto da vicino si vedono difetti che in realtà non ci sono. Cosa ne pensa?
“È un problema che riscontro anche in altri settori. Si tende a voler emulare personaggi visti in tv. Ad esempio, se si vede un personaggio che ha risolto un difetto grazie alla chirurgia plastica, il giorno dopo arrivano tantissime richieste per lo stesso problema. Lo spirito di imitazione verso le celebrità è molto diffuso. Le foto ravvicinate come i selfie spesso mettono in mostra difetti che non ci sono, o sono talmente piccoli da risultare quasi invisibili. Per dissuadere alcuni pazienti io stesso gli faccio delle foto dimostrando che il difetto non c’è e che l’intervento sarebbe inutile. A quel punto suggerisco: piuttosto che ricorrere alla chirurgia, imparate a farvi meglio le foto”.

Cosa comporta un intervento di rinoplastica?
“Esistono varie tecniche: io prediligo la chiusa che prevede solo cicatrici interne. È sicuramente una tecnica complessa perché si tratta di un intervento in cui ci si avvale semplicemente della sensibilità delle dita per capire come e quanto tagliare.
La open, invece, provoca dei tagli visibili al livello della porzione che si trova tra il labbro e la punta del naso, la utilizzo per dei casi secondari o complessi come una deviazione importante del naso. Di solito l’intervento dura meno di un’ora e mezza e può essere fatto tranquillamente in day surgery”.

Per quanto riguarda il post-operatorio quali sono i tempi?
“Uno o due giorni per togliere i tamponi, quindi si torna a respirare tranquillamente. Per circa 10-12 giorni, resta una contenzione metallica a favorire l’assestamento e la cicatrizzazione. Al termine di questo periodo è sufficiente fare attenzione a non ricevere urti sul naso per non compromettere il risultato”.

Si può reintervenire su un naso già operato nel caso in cui il paziente subisca degli urti in fase di convalescenza?
“Sia per un naso rotto per la prima volta che per un naso che si rompe dopo aver fatto l’intervento, le indicazioni sono le stesse. Per una frattura ossea-nasale si deve intervenire subito, entro i primi 3-4 giorni quando ancora la frattura è viva. Oltre i dieci giorni bisognerà attendere 6-8 mesi prima di poter intervenire”.

Per quanto riguarda l’età?
“Di solito è sconsigliabile prima dei 18-20 anni”.


di Teresa Peccerillo

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