Arte

Orlan: Il Corpo come Opera d’Arte

orlan A partire dagli anni Sessanta del Novecento molti artisti fanno del proprio corpo un’opera d’arte. Attraverso Happening, Performing Art e Body Art proclamano azioni politiche, liberatorie e spesso estreme mettendo finanche a rischio la propria vita.
Tra loro si distingue ORLAN, pseudonimo di Mireille Suzanne Francette Porte, classe 1947, che nella body art trova il mezzo per denunciare la condizione femminile, destrutturando la propria immagine fino ad arrivare negli anni Ottanta al processo di trasformazione definitivo. Orlan infatti si sottopone a numerosi interventi di Chirurgia Estetica attraverso i quali si trasforma in altre opere, in altri corpi, in altre immagini di sé senza mai perdere di vista il fulcro del suo lavoro: il corpo femminile nell’immaginario moderno.

Oggi Orlan guarda al mondo contemporaneo e ai traguardi raggiunti dalla chirurgia che ormai è in grado letteralmente di inventare nuovi corpi. Se le azioni dell’artista esibite nella sua “Carnal Art”, come ama definirla, nascevano per denunciare la deriva che il corpo femminile stava subendo nella società, oggi la sua denuncia sembra ancora più amara perché, afferma, gli stereotipi sull’aspetto della donna sono ancora più radicati e difficili da estirpare.

orlan Sposare l’arte con la Chirurgia Estetica

«Molte donne non si piacciono perché così è stato insegnato loro» sostiene Orlan «molte donne dovrebbero reinventare il proprio modo di pensarsi prima di rifare il seno, il naso, il collo». Lei sulle scene artistiche dal 1968, lei che dal 1990 si è sottoposta a numerosi interventi di chirurgia estetica che le hanno letteralmente cambiato i connotati, è la donna che ha fatto della deriva dell’estetica in mera apparenza il mezzo più forte per parlare alle altre donne di se stesse.

I suoi sono atti di denuncia verso la crescente ossessione per il corpo che ribaltano completamente il senso di quello che la Chirurgia Estetica rappresenta nella società. Invece di risolvere le fragilità dell’animo umano, secondo Orlan la chirurgia offre una cura apparente e palliativa che, invece di rispondere ai bisogni dell’individuo, lo dà in pasto alle richieste della società. In questo gioco al massacro il corpo femminile sembra essere l’oggetto più fragile e ghiotto di cui nutrirsi.

Lei mette in mostra il proprio dolore come fondamentale di un processo di trasformazione rendendo ogni intervento un’esibizione in cui ogni parte del corpo rimossa ed ogni zampillo di sangue diventa reliquia da consegnare al mondo. Ogni “performance chirurgica” è costruita attorno alla lettura di un testo di letteratura o psicologia così, mentre il corpo muta forma, diventa fluido, la mente si aggancia ad una ricchezza solida che difficilmente viene percepita come tale nella società moderna. Le grandi opere della letteratura sono sostanza concreta mentre il corpo è mutevole, esibito nel sangue e negli organi maneggiati da chirurghi in abiti firmati Paco Rabanne.

orlan Negli anni Orlan si trasforma nella Gioconda, nella Venere di Botticelli, nel Mosè di Michelangelo e in altre opere mettendo il suo corpo nelle mani della medicina e dell’arte. In questo modo artista e materia dell’opera diventano una cosa sola contrariamente a quanto accade nella civiltà mediatica in cui mente e corpo, sostanza ed apparenza, sembrano smembrarsi e procedere in direzioni opposte: la mente verso l’oblio, il corpo verso la ribalta.


di Teresa Peccerillo