Lettura

Tutte pazze per Frank – Parte IV

Frank Il bar di Anna

“Sylvia è una di quelle donne sempre pronte che non hanno bisogno di fare il cambio di stagione degli armadi per poter sfoderare l’outfit giusto. Per intenderci, io sono una di quelle che esce con le infradito e dopo cinque minuti diluvia”. Penso questo mentre la guardo seduta al tavolo, sorseggia la sua tisana e sfoglia una rivista qualsiasi…dovrei sapere di quale rivista si tratta perché il bar è mio ed ogni mattina seleziono le letture per i miei clienti, ma sono miope e da qui non riesco a vedere. La guardo e penso che non esista al mondo qualcosa di fronte alla quale possa trovarsi impreparata.
Ultimamente penso molto a me stessa, cioè osservo gli altri e mi paragono a loro, nel senso che ho imparato a ragionare più a lungo del dovuto su tutto quello che faccio, su come lo faccio e perché. Risulto antipatica ai miei stessi pensieri, non so come fuggirli e nonostante ciò persevero nell’accusarmi in modo spietato per ogni errore, anche il più innocuo. Adesso, ad esempio, guardo Sylvia e penso “cavolo, lei ed io siamo state nella stessa scuola, abbiamo vissuto l’adolescenza nello stesso momento storico, siamo state amiche, eppure mi sento di appartenere ad un’altra specie, una specie sicuramente più impacciata e meno evoluta”. Questo è solo uno dei pensieri che mi tormenta da quando ho realizzato che i miei tentativi di attrarre Frank altro non sono che le gesta goffe di una povera illusa. Lui appartiene alla stessa specie di Sylvia, l’ho capito quando l’ho sentita raccontare a sua madre che avrebbe avuto un colloquio di lavoro con lui. Frank ha uno studio di architettura tutto suo, è bellissimo e impeccabile in ogni gesto, Sylvia viaggia in giro per il mondo, parla più lingue di quante io riuscirò mai ad ascoltarne e porta sempre i capelli perfettamente in piega. Ecco, pensare a loro due seduti alla scrivania di un ufficio da 5th Avenue ha sepolto tragicamente i miei sogni di gloria. L’immagine patinata di Frank che un giorno avrebbe alzato gli occhi verso il bancone del bar scoprendomi bellissima mentre disponevo le tazzine su un vassoio lucente per poi levarsi in piedi e dichiararmi eterno amore, ha incontrato la realtà più ostile: non sono il suo tipo.

Mentre mi perdo in considerazioni tutt’altro che lusinghiere nei miei confronti, mi accorgo che un gruppo di studenti sta cercando disperatamente di richiamare la mia attenzione al loro tavolo e realizzo che Claudia, la cameriera che mi aiuta al bar, è andata in pausa da un tempo infinito. Benissimo, nemmeno la mia unica dipendente mi tiene in considerazione. Mentre mi muovo verso di loro, riesco a stento ad evitare lo scontro con Rossella, la madre di Sylvia, che sta entrando nel bar. Non è affatto una bella giornata.

Rossella e Sylvia

Rossella è raggiante, nonostante Anna le sia quasi inciampata addosso non si scompone, procede dritta verso il tavolo di Sylvia.
- Mamma!
- Ciao tesoro
- Non eri diretta a casa? Ti avrei raggiunta tra poco
- Lo so, lo so ma volevo vederti subito
Sylvia è felice di vedere sua madre così luminosa, non ricorda di averla vista così da tantissimo tempo. La ascolta con interesse quando comincia a raccontarle la sua mattinata…
- Sono stata in quello studio di architettura che mi hai raccomandato. Un luogo molto curato ed elegante, già in sala d’aspetto ho intuito che mi sarei trovata bene.
Mi ha accolta un uomo molto giovane…non ricordo bene il nome…devo averglielo chiesto almeno un paio di volte….
- Frank, mamma, si chiama Frank
- Sì, proprio lui. Abbiamo parlato della casa e mi ha dato un sacco di spunti su cui riflettere. La prossima settimana verrà a fare il sopralluogo ed io sono così felice
- Lo vedo – la interrompe Sylvia
- Sì, ha ascoltato tutto quello che dicevo, ha fatto pochissime domande e poi ha tirato fuori delle idee che mi hanno subito convinta. Non so come spiegartelo ma sono davvero felice
- Si vede mamma, davvero. Erano anni che non ti vedevo entusiasta per qualcosa ed io stessa mi sento un po’ responsabile di questa tua gioia (sorride)
- E fai bene, mi hai consigliato tu lo studio di architettura
- Ora capisci perché spero che il colloquio sia andato bene? Voglio lavorare con lui…ehm…con loro

Sebbene Rossella sia presa da quel moto di personale entusiasmo, riesce a cogliere la sfumatura dell’ultima frase pronunciata da sua figlia. Per un attimo ne è colpita. Prova una strana sensazione nel pensare che Sylvia possa essersi sentita sconvolta quanto lei di fronte allo sguardo e al sorriso di Frank, si vergogna. Abbassa la testa per riprendersi da quel pensiero, poi si volta verso Anna e la chiama con un cenno della mano.
“Come può un uomo così giovane fare questo effetto?” è quello che pensa mentre si appresta a rivolgere l’ordinazione alla barista.


di Teresa Peccerillo