Millenial

Lady Tabata, dalla realtà al fumetto per difendere le donne e per insegnare ai più giovani il sano divertimento

In Breve


Barbara Delmastro Meoni, in arte Lady Tabata, è una donna multitasking: mamma, imprenditrice e regina della notte. Dietro quel suo essere appariscente nasconde un animo nobile, pronto a difendere le donne e ad insegnare ai giovani il sano divertimento:

• Il fumetto di Lady Tabata è ispirato a me e alla mia voglia di aiutare il prossimo
• Le battaglie combattute con il cuore sono più vincenti di quelle fatte con l’odio e la violenza
• Il mio obiettivo è cambiare la moda della notte: attraverso il mio personaggio promuovo il puro e sano divertimento
• La mia vita difficile in un libro per insegnare che ci si può rialzare sempre
• Da brutto anatroccolo a cigno: la mia trasformazione quando ho cominciato a coltivare la mia bellezza interiore
• La chirurgia plastica mi ha salvato dopo un brutto incidente che mi aveva sfigurato il volto

Donna, mamma e regina della notte. Barbara Delmastro Meoni ha mille sfaccettature. Ha cominciato a fare la top model quando aveva 16 anni. Ha sfilato per grandi stilisti come Versace e Armani, ha calcato le passerelle internazionali più importanti e riviste patinate come Playboy e Maxim le hanno dedicato svariate copertine. Poi, all’apice della sua carriera, ha deciso di lasciare tutto per dedicarsi alle sue vere, grandi passioni: la musica e l’intrattenimento. Da 20 anni, con il nome di Lady Tabata, è proprietaria di alcuni dei club più esclusivi del nostro paese, i Tabata Club. Dal suo personaggio è nato anche un fumetto: una vera e propria eroina dei nostri giorni che, dietro quell’apparenza fatta di gioielli e abiti alla moda, nasconde un animo nobile, che combatte le ingiustizie dei tempi moderni e che cerca di insegnare ai giovani che divertirsi in modo sano è possibile, basta solo usare la testa e il cuore…

Quando nasce l’idea di realizzare il personaggio di Lady Tabata, metà donna e metà fumetto, che poi l’ha resa celebre in tutto il mondo?

«Non ho avuto io questa idea ma il presidente di Anonima Fumetti che, conoscendomi, ha pensato che io potessi appartenere solo ad un fumetto. È la prima volta in assoluto che una persona indossa i panni di un cartone animato. Di solito accade il contrario: prima è nato Batman e poi si è andati alla ricerca di un uomo che lo potesse interpretare. Nel mio caso invece c’è stata la volontà di rappresentare, attraverso un fumetto, quella che sono io: solare, divertente e soprattutto paladina della giustizia, sempre pronta ad aiutare il prossimo».

Attraverso il suo personaggio combatte delle battaglie importanti. Quali sono e soprattutto qual è il messaggio sociale che Lady Tabata vuole trasmettere?

«Io sono fermamente convinta che la comunicazione faccia educazione e a volte le battaglie combattute con il cuore sono più vincenti di quelle fatte con le pistole o con la violenza. Come Lady Tabata le battaglie che affronto sono quelle contro il bullismo, la violenza sulle donne, l’abuso di alcol e la dipendenza da droghe dei minori. Lo faccio però a modo mio, trasmettendo attraverso il mio personaggio, gioia di vivere e dimostrando quanto sia bello vincere con l’amore e non con il rancore o l’odio».

Qual è il grande obiettivo di Lady Tabata?

«Cambiare la moda della notte. In questo momento l’oscurità vuol dire terrore nell’80% dei casi. Esci di casa e non stai tranquillo perché hai paura di essere aggredito o rischi di cadere in brutti giri. Io voglio dimostrare che si può vivere la notte con serenità, togliendo quel fastidioso odore di bruciato che c’è oggi. La notte può essere vissuta come un momento di puro e sano divertimento: ti metti il vestito più carino che hai, ti trucchi, ti fai bella e vai fuori a trascorrere una piacevole serata in compagnia, senza il terrore di essere violentata, drogata, senza il bisogno di ubriacarti fino a sentirti male. Esci per conoscere gente, per ballare o per ascoltare della buona musica in un locale. Si può tornare a vivere la notte senza eccessi, come si faceva negli anni 80’ o 90’ ed io sto cercando di trasmettere questo».

Come?

«Attraverso campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Io mi definisco una ragazza grande e quindi con i giovani parliamo lo stesso linguaggio. Non faccio la mamma o la professoressa. Non punto il dito e non impongo nulla. Cerco solo di far capire loro che forse il divertimento è un’altra cosa rispetto a quello a cui sono abituati. Gli metto la curiosità di provare un altro modo di vivere la notte, che magari può piacergli».

Da dove nasce il bisogno di aiutare il prossimo?

«Dall’essere mamma. Prima non mi preoccupavo così tanto degli altri. Dopo la nascita di mio figlio Simone ho cambiato completamente prospettive. Ho capito che una madre non deve stare per forza in ansia tutte le volte che il figlio esce e torna all’alba, con la preoccupazione che possa succedergli qualcosa. Noi mamme possiamo stare serene sapendo che nostro figlio frequenta locali sicuri, dove non corre il rischio di essere ucciso in una rissa. Purtroppo ultimamente anche molti cantanti incitano alla violenza, all’uso della droga e ti fanno credere che solo se trasgredisci sei figo, solo se ti butti in piscina dal balcone di un terzo piano ti diverti. Non è così: sei figo se vivi la notte in modo intelligente, se usi la testa, senza per forza metterti in pericolo. Io ho questa concezione del divertimento e cerco di trasmetterla ai giovani di oggi. Per le mie discoteche ho per esempio creato un servizio di navetta gratuito che porta i ragazzi a casa se hanno bevuto troppo».

Lei ha ricevuto dei premi per la promozione del sano e puro divertimento…

«Nel 2015 e nel 2017 sono stata premiata col il Golden Moon, la prima volta come icona della notte italiana nel mondo, la seconda come Educazione civica al divertimento. Li ho ricevuti entrambi ad Ibiza da parte dell’International Night Life che è la corrente che determina i migliori cento locali notturni a livello planetario».

Delle sue battaglie e del suo personaggio lei parla anche in un libro che verrà presentato in anteprima alla fiera di Torino…

«È stata la Golem Edizioni a volere fortemente che mi raccontassi attraverso la scrittura. È la mia biografia in cui parlo di tutta la mia vita, da quando ero un mostriciattolo e poi sono diventata una top model, fino al momento in cui ho deciso di dedicarmi alla musica, diventando proprietaria di alcuni locali. Il libro quindi non parla solo del mio modo di vivere la notte, ma di tutte le fasi che ho dovuto attraversare, anche di quando ho avuto la forza di rialzarmi dopo periodi down. La mia vita è stata molto complessa ed è stata segnata da diversi problemi. Leggendo questo libro vorrei che tutti, soprattutto i giovani, capissero che ci si può rialzare sempre, basta volerlo, un po’ come l’araba fenice che dopo la morte rinasce dalle sue ceneri».

Da brutto anatroccolo come è riuscita a trasformarsi in un cigno?

«Appena nata ero una bella bambina ma con il tempo mi sono imbruttita: mi si è storto un occhio, ero magrissima e non mi sapevo neanche valorizzare. Ho passato la mia adolescenza chiusa nella mia bruttezza. Poi una persona importante del mondo della moda mi ha detto che ero bellissima, mi ha fatto capire che avevo un grosso potenziale, dovevo solo tirarlo fuori. E così ho fatto. Mi sono trasformata fuori ma soprattutto dentro. Ho cominciato ad amarmi, a volermi bene e per me si sono aperte le porte delle passerelle. Tutto questo è stato possibile perché ho fatto un grande lavoro su me stessa, ho passato molto tempo a costruire la mia bellezza interiore, fatta di comprensione, umanità e aiuto al prossimo. Quando ho preso consapevolezza di chi ero, di quello che volevo fare per gli altri, sono sbocciata e da un albero mi sono trasformata in quercia. L’aspetto fisico cambia, si trasforma, invecchia mentre i valori che abbiamo dentro, se sappiamo coltivarli, non mutano. Quando la bellezza nasce da dentro, spesso si è più sereni e più belli anche fuori».

A proposito di bellezza cosa pensa della chirurgia estetica?

«Io ne sono una fautrice. Se dipendesse da me la farei passera dalla mutua! A causa di un brutto incidente che ho avuto nel periodo in cui facevo la modella, ho dovuto ricostruire totalmente il mio viso con 17/18 operazioni. Se non fosse stato per la chirurgia plastica io oggi sarei completamente sfigurata. Ha salvato me e la mia carriera. Con questo non voglio dire che bisogna abusare del bisturi, non mi piacciono le persone che diventano delle bambole di plastica, però la chirurgia plastica può essere senz’altro un ottimo mezzo per correggere dei difetti che ci rendono insicuri. La chirurgia secondo me deve migliorarci, non trasformarci».


di Maria Lucia Panucci